La provincia di Lecce, o Salento meridionale o Terra d’Otranto, si configura come il tacco dello stivale formato della penisola italiana, al centro del Mediterraneo, tra lo Ionio e l'Adriatico.
Il Salento fu diviso in tre province, quando, nel 1923 e nel 1927, all’unica provincia di Lecce, si aggiunsero, rispettivamente, quelle di Taranto e di Brindisi.
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LECCE
Il nome di Terra d’Otranto è invece legato al ricordo dell’antica città martire, oggi ridotta al rango di piccolo comune, ma un tempo città fiorente e famosa nel campo religioso e culturale, politico, economico e
militare. La parte più meridionale della provincia è meglio conosciuta sotto il nome di Capo termine che non di rado ricorre anche altrove per indicare l’estremo sud di una regione.
È circondata per ben tre lati dal mare e il suo profilo costiero è molto sviluppato, estendendosi in linea d’aria (senza tener conto delle
piccole ma frequenti sporgenze e rientranze) per circa duecento chilometri:
dai confini, a nord, con la provincia di Brindisi, presso Casalabate sull'Adriatico, fino a Santa Maria di Leuca e risalendo poi verso
nord-ovest, da questo estremo lembo d’Italia, lungo lo Ionio, ai limiti della provincia di Taranto. Tuttavia, una così grande ricchezza di coste e di un così facile contatto col mare non hanno contribuito in maniera determinante a fare dei Salentini della provincia di Lecce un popolo di marinai e navigatori. Purtroppo la pesca ha registrato sempre scarsa consistenza; soltanto due i porti, Gallipoli e Otranto; rarissimi fino a ieri, i centri abitati sulla costa o in prossimità di essa. Inoltre il contadino del Salento, che non ha mai avuto dimestichezza col mare, ha imparato a diffidarne, ad averne paura, soprattutto per i continui pericoli che proprio dal mare si sono profilati contro di lui. I ricordi delle invasioni e dei saccheggi ad opera dei Turchi, che culminarono nella strage degli Ottocento Martiri di Otranto (agosto 1480), sono ancora ben vivi nell’immaginazione e nelle tradizioni del popolo salentino. Per questo le coste, a lungo abbandonate, diventarono dominio incontrastato della macchia e della boscaglia, delle dune e degli acquitrini salmastri. Anche la campagna non è stata mai abitata; la popolazione ha preferito vivere concentrata nei numerosi paesi, piccoli e molto vicini fra loro, i quali, visti su di una carta geografica, sembrano costituire una fitta ragnatela. Questa popolazione si recava di buon mattino in campagna, ma rientrava sempre a casa, prudentemente, ogni sera, al tramonto. Più all’interno, borgate e masserie hanno dovuto difendersi con torri, castelli e varie opere fortificate, per mettervi al sicuro le persone e i loro beni, per respingere, ad ogni momento, l’assalto del nemico invasore.

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